La Polizia ha catturato nuovamente Di Filippo Fabio nato a Ragusa nel 1970 e residente a Pozzallo in quanto la Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso e quindi dovrà scontare la pena di 5 anni e 10 mesi in carcere. La sua carriera criminale parte nel 2002 quando, ancora in servizio presso la Capitaneria di Porto, aveva commesso i gravi fatti reato di falso ideologico commesso dal Pubblico Ufficiale. Nell’occasione aveva falsamente attestato di aver distrutto il corpo di reato (un natante) poi trovato perfettamente funzionante.Per i reati commessi era stato congedato dalla Capitaneria di Porto ma, nonostante tutto, continuava a delinquere. Dopo qualche anno infatti era finito in carcere per associazione a delinquere finalizzata alla commissione di truffe mediante falsificazione di documenti (carte d’identità e patenti di guida). Una volta tratto in arresto aveva pure minacciato di morte un suo superiore perché “reo”, a suo dire, di averlo denunciato e di aver collaborato con gli investigatori della Polizia. Strana coincidenza dopo qualche giorno dalle minacce, l’auto del superiore era andata a fuoco. Era stato anche colto in flagranza mentre tranciava dei cavi per l’alimentazione di uno stabile adibito al soccorso dei migranti e successivamente mentre nottetempo forzava la cassaforte del comando per consultare atti classificati. Il Tribunale Militare aveva quindi proceduto nei suoi confronti per i reati di Sabotaggio di opere militari aggravato e introduzione in luoghi di interesse militare aggravata. Per commettere parte dei delitti Di Filippo si faceva aiutare dalla moglie più volte anch’essa individuata e condannata. De Filippo, per i reati commessi di corruzione, uso di atto falso, truffa aggravata, incendio doloso e minacce gravi aveva proposto ricorso per Cassazione che esaminandolo lo ha dichiarato inammissibile. Di Filippo, negli uffici della Squadra Mobile di Ragusa, ha chiesto una cella singola sostenendo di non poter stare con altri detenuti in quanto ex maresciallo. Nonostante le richieste il trattamento per il reo sarà identico a quello degli altri detenuti.




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